Il Belgio: una nazione, tanti stili di birra

Quando si pensa alla birra di qualità è inevitabile non pensare anche al Belgio. Terra di grandi diversità stilistiche che racchiude in sé diversi modi di interpretare la birra.

Questa grande varietà, forse è data dalla sua storia, fatta di conquiste e di un’identità che spesso è stata soppressa dai popoli conquistatori. Eppure la gente che vi abitava si sentiva belga e proprio nella birra i cittadini ritrovavano, quotidianamente, il loro sentirsi belgi.

Ma scendiamo un po’ nel dettaglio per andare a scoprire gli stili del Belgio in questa classifica che inizia dallo stile più giovane a quello più antico.

  • Dark Strong Belgian Ale
  • Blanche
  • Golden Strong Ale
  • Tripel
  • Dubbel
  • Saison
  • Flamish Red Ale
  • Oude Bruin
  • Kriek
  • Gueuze

Dark Strong Belgian Ale

La Dark Strong Belgian Ale è una birra scura di nuova concezione che guarda al passato e è chiamata anche Quadrupel. La sua nascita è avvenuta in un monastero dei Paesi Bassi al confine con il Belgio, ma lo stile produttivo è riconoscibile nel mondo belga.

È una birra complessa e profonda. La bolla è esuberante, ma non deve essere pungente per far si che non si perda la buona rotondità di bevuta che nelle versioni trappiste chiude con un’elevata secchezza. Negli altri casi, invece, rimane più morbida il che è in linea con il suo corpo pieno. È una birra molto alcolica, gli aromi ricordano, grazie all’apporto dei lieviti, la frutta al naturale e disidratata come prugna, uvetta, susina e fico, ma anche i malti danno il loro contributo con note di pane tostato e caramello.

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Blanche

La Blanche è una birra prodotta con frumento non maltato. La sua produzione fu completamente abbandonata per diversi anni e solo nel 1966 Pierre Celis riprese la sua produzione riportandola in auge e alla conoscenza mondiale. La avola della Blanche (o Wit che dir si voglia) probabilmente era prodotta da secoli e in questo articolo, lo avrete capito, prendiamo come riferimento l’anno della sua riscoperta che avvenne a Hoegaarden.

Oggi è una birra chiara molto opaca, con una schiuma bianca e compatta. I suoi profumi sono caratterizzati dal coriandolo e dalla scorza d’arancia amara (ripresi forse dalla cultura, confinante, olandese che aveva scoperto il frutto di laraha). Di fatto è una birra leggera e rinfrescante con una sua morbidezza mista ad una lieve acidità che disseta. Il finale è corto e non invadente.

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Tripel

La birra Tripel è uno stile nato all’interno del monastero belga di Westmalle. Qui nel 1933 venne brassata questa birra dal forte tenore alcolico caratterizzata dalle morbidezze del malto chiaro di qualità Pils e dai lieviti tipici del Belgio che donano note di frutta e spezie molto complesse. Il corpo, in bocca, è sostenuto, ma a rendere questa birra digeribile ci pensa la secchezza finale. L’origine del nome non deriva dal fatto che ha in sé un qualcosa di triplo…Ma da un metodo tradizionale dei monaci di catalogare la birra in base alla sua forza alcolica che poteva essere, un tempo, legata anche alla qualità (non certo oggi). Sulle botti delle birre più forti si pitturavano tre X (XXX) e così questa birra è stata chiamata Tripel (triplo,in fiammingo), in riferimento proprio al metodo con il quale i monaci anticamente classificavano la birra. Su questa scia la Dark Strong Belgian Ale venne chiamata anche Quadrupel, nei primi anni ottanta, in quanto era ancora più forte della Tripel.

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Golden Strong Ale

Una birra, la Golden Strong Ale frutto di ingredienti provenienti dall’Europa, ma prodotta per la prima volta in Belgio. La prima birra in questo stile fu la Victory Ale (oggi Duvel). Già dal nome si evince che fu prodotta per festeggiare un qualcosa…la vittoria del Belgio e dei suoi alleati sui nemici. Tra gli alleati c’era anche la Gran Bretagna e per questo fu utilizzato, per brassarla, un lievito tipico della Scozia anche se la sua creazione avvenne in Belgio. Oggi la Golden Strong Ale è una birra chiara, ma nel 1918, quando fu prodotta per la prima volta era scura.

Al naso questo stile di birra rivela profumi di frutta come la pera, la mela, l’arancia e è caratterizzata anche da toni speziati. In bocca ricorda gli aromi del naso e il tutto è sostenuto dalla morbidezze dei malti. Sul bicchiere deve lasciare i merletti di Bruxelles creati dalla schiuma.

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Dubbel

Dalla Dubbel (la birra che ci accingiamo a descrivere) in poi è difficile dare delle date di produzione precise. Le birre di seguito, infatti, fanno parte della cultura belga da secoli e possiamo dire che sono sempre esistite anche se oggi ne beviamo degli esempi più “evoluti”.

La Dubbel fa parte della tradizione monastica e oggi è lo stile che più di tutti è legato alla tradizione monasteriale belga. Non a caso prima della metà del XIX secolo era di fatto quasi impossibile creare birre chiare come siamo abituati a vedere oggi.

È una birra caratterizzata dai lieviti (come vuole la tradizione belga) e dai malti. È una birra molto morbida che regala aromi di frutta disidratata e non come mela cotta, prugna, susina. In generale il suo corpo è ben sostenuto, ma bilanciato anche dai un finale asciutto. Possiamo dire che il suo gusto va verso la dolcezza in quanto il luppolo è difficilmente avvertibile sia al naso che in bocca. Il grado alcolico è sostenuto, ma molto meno rispetto ad una Quadrupel.

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Saison

La Saison è una birra tipica della Vallonia, regione a Sud del Belgio. Qui i contadini e in generale la gente comune produceva birra per il proprio sostentamento. La Saison era chiamata così perché era una birra stagionale legata all’estate. È difficile delineare una ricetta in quanto ogni fattoria aveva la sua. Di certo c’era che era prodotta in inverno, quando le attività contadine si svolgevano per la maggior parte al chiuso. Ne derivava che l’orzo utilizzato era quello esastico e invernale considerato, oggi, di bassa qualità in quanto più rustico del distico. Oggi la Saison è una birra caratterizzata dalla secchezza finale di bevuta, dall’amaro pronunciato e dagli aromi speziati e fruttati dati dal lievito. In generale è una birra rude, rustica e molto affascinate che ha accompagnato i contadini belgi per secoli.

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Flamish Red Ale

La Flemish Red Ale è una birra acida delle Fiandre Occidentali. Questo particolare gusto è dato dal tipo di fermentazione che subisce. La Flamish Red Ale è prodotta, oggi, nella maggior parte dei casi, con malto Vienna che le dona un buon corpo. Il mosto è fatto fermentare con lieviti da alta fermentazione in un prima fase e poi lasciata maturare in grandi botti di legno. In queste botti la birra giovane, verrà aggredita da lieviti selvaggi e batteri presenti tra i legni antichi. Proprio in questo modo acquisterà il suo gusto acido particolare che combinato con il resto ci regalerà una birra fruttata con note di ribes rosso, ciliegia, amarena e un tocco di speziature unite sempre alle tipicità sour che in questo caso ricordano toni acetici.

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Oude Bruin

Le Oude Bruin sono birre acide delle Fiandre Orientali simili, di fatto, alle Flamish Red Ale. Le Oude Bruin però hanno un carattere meno acido anche se presente e sono più incentrate sui malti che sui lieviti. I malti regalano una birra morbida e vinosa. Le sue origini sembrano risalire al 1600 ed era una vera e propria Old Ale fiamminga. Per Old Ale si intende una birra da invecchiamento che acquista durante la maturazione, complessità e il gusto sour tipico. In generale troviamo in questa birra sentori di caramello, cioccolato, arancia e toni fenolici.

Kriek

La Kriek è una birra alle ciliegie che nasce dal Lambic. È una birra acida, caratterizzata, in questo caso, dal frutto che le dona un colore rosso acceso. L’unica birra veramente rossa. Ma non solo: tra gli aromi è presente oltre alla ciliegia anche un intenso bouquet di frutti rossi. In più non è difficile trovare una nota di mandorla. Una birra che a dispetto dell’utilizzo della frutta è poco dolce e molto secca grazie ai lieviti che lavorano gli zuccheri. Per produrre questa birra si parte dal Lambic, di solito di un anno, che viene unito alle ciliegie dentro ad un tino. Il tutto è lasciato macerare e maturare per sei mesi.

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Gueuze

La Gueuze è la birra che più ricorda la birra antica. Infatti un tempo non si conosceva l’esistenza del lievito e la birra fermentava come per magia. Questo accade con la Gueuze e con il Lambic da cui deriva che può essere prodotto solo nell’aree belga del Pajottenland.

Il Lambic è una fermentato a base di cereali tra i quali il frumento. Preparato il mosto lo si lascia raffreddare in vasche aperte e poco profonde nelle soffitte dei birrifici che lo producono. La particolare aria, del Pajottenland, interagisce con il mosto che è terreno fertile per i lieviti selvaggi presenti nell’aria che andranno a far fermentare il Lambic. La Gueuze (nome che sembra essere derivato dalla parola francese “pezzente”) nasce dall’unione di un Lambic invecchiato un anno e uno invecchiato per tre anni. Entrambi verranno rifermentati, insieme, in bottiglia o in fusto e così avremmo la Gueuze. Forse una delle birre più complesse da produrre, ma anche da bere. È caratterizzata da forti sentori citrici e da profumi e odori poco consoni rispetto alla birra a cui siamo abituati. Odori come quello di cuoio, cantina, polvere e stalla. La ricetta di questa birra sembra sia stata ultimata a metà del 1800, ma per il suo metodo produttivo è giusto che si sia presa questo posto nella nostra “classifica” basata sulla nascita dello stile. In quanto il metodo produttivo ricorda “tecniche” ancestrali.

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